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WorldWide Award 2016

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Baba Sissoko "Three Gees"

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Three Gees

Cattura cover ThreeGees

Most fans of the blues believe it was born in the Mississippi delta shortly before 1900. They are   definitively wrong.
The blues had its roots in other forms of older black music that are traced to the music of West Africa. In that sense, Mali music constituting the DNA of the blues and the griots can be identified as the direct ancestors of the rural bluesmen.
Baba Sissoko is from Mali and he is the last undisputed griot alive.
His voice evokes the lost vibe of the deepest and wildest side of west Africa.
A magic land that he largely crossed since his childhood in singing and playing with his legendary grandfather Djeli Baba Sissoko.

With the help of the soulful voices of Djeli Mah Damba Koroba and Djana Sissoko, respectively his mother and his young daughter he recorded  “Three Gees”.

They are the voices of the past, the present and the future living in the twilight zone where the malian roots blooms into a new sound of hope and happiness.

Involved are also Fernando "Bugaloo" Velez (The Dap-kings, Antibalas) on percussions and the grammy winner Corey Harris on slide guitar.

Somebody called it as Bambara Mystic Soul, we dig it and really hope you enjoy listening this album as much as we have enjoyed making it.

Booking: www.antistar.com

 

 

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Baba Sissoko Jazz (R)Evolution

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Copertina JazzRevolution

 

Famadou Don Moye, nativo di Rochester, classe 1946, rievoca una stagione tra le più intense e creative della musica jazz, avendo militato dal 1970 della leggendaria Art Ensemble of Chicago, gruppo che ha segnato in modo profondo trent’anni di storia della musica neroamericana, che solo le morti di Lester Bowie prima (1999), e di Malachi Favors poi (2004), hanno interrotto. A questa storica formazione s’è affiancato più volte negli ultimi anni il maliano Baba Sissoko, classe 1963, griot e polistrumentista, fautore della fusione fra musica etnica e jazz, impegnato da tempo nella diffusione della tradizione musicale del suo paese nel mondo. Nell’Art Ensemble del “dopo–Bowie” Sissoko ha avuto modo di mescolare l’Amadran (musica che secondo molti ricercatori è all’origine del blues) con il jazz e le musiche popolari afroamericane, tentativo che ha avuto il suo apice in due dischi, «Bamako Chicago Express» (2002) e «Reunion», dell’anno successivo. Moye e Sissoko dividono questo suggestivo progetto con il pianista e fisarmonicista sardo Antonello Salis, classe 1950, uno dei protagonisti storici del jazz italiano, improvvisatore vulcanico ed incontenibile. Rileggendo la biografia del polistrumentista sardo si scoprirà come, a cavallo fra gli anni ’70 ed ’80, quand’era alla testa del gruppo Cadmo, sia venuto più volte in contatto con Lester Bowie e tutta l’AEoC. Formatosi negli anni caldi del “free” e della rivolta nera, Don Moye è tra i musicisti americani che hanno compiuto il viaggio di “ritorno alle origini”, approfondendo la conoscenza della musica tradizionale africana. Da parte sua il più giovane Baba Sissoko ha unito la tradizione dei griot maliani alle musiche nere occidentali. In mezzo a questi due artisti la presenza di Antonello Salis non appare affatto casuale, dal momento che il musicista sardo è per molti versi il più “fisico” ed “africano” dei jazzisti italiani, e sa districarsi con grande creatività fra i tortuosi sentieri dell’improvvisazione. Il nome dato a questo nuovo trio, Jazz (R)evolution, appare in tal senso quanto mai appropriato.

Booking: http://www.marsab.net/baba-sissoko-jazz-revolution/ 

 

 

 



 

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